venerdì 9 aprile 2010

Nola Rae e il potere dell’immaginazione in “Elisabetta”


Sul palcoscenico del Teatro di Rifredi di Firenze è tornata Nola Rae, l’incredibile mimo che ha ricevuto lo scorso anno il prestigioso riconoscimento M.B.E. (Member of the Most Excellent Order of the British Empire) per il suo contributo alla commedia e al mimo, niente meno che dalle mani della sovrana d’Inghilterra, Elisabetta II. Ed è proprio dalla più illustre antenata della regina, che prende spunto questo esilarante monologo. E in particolare da un significativo episodio della sua vita. Si racconta infatti che la regina Elisabetta I d’Inghilterra, sovrana indomabile e tenace, a 70 anni suonati, rimase in piedi per 15 ore per la paura che, una volte seduta, non sarebbe più riuscita a rialzarsi.

In scena da principio però non c’è Elisabetta, c’è semplicemente Betty, una signora di mezza età, certamente buffa e simpatica, ma del tutto stralunata, che poco ha a che fare con la splendida e sontuosa Elisabetta del titolo. Betty entra dalla platea, fa alzare un’intera fila che la deve far passare, e distribuisce oggetti che suscitano risate, poi lentamente si trascina sul palco e ci trascina nella sua vita solitaria, in un anonimo monolocale anche piuttosto logoro e polveroso. Forse sarà perché ha vissuto troppo tempo da sola, ma quando tutto sembra non lasciare spazio ad alcuna speranza, ecco che inizia il sogno e Betty gonfia il vestito, alza il colletto, tira su il collo, lungo, dritto, in una posizione maestosa, muovendosi con fare regale. Ma chi si crede di essere? Una regina? Ebbe sì, dietro le porte del suo monolocale diventa Elisabetta I d’Inghilterra, la Regina Vergine. Betty si ritrova così a dover lottare all’interno del suo personalissimo regno per imporre a corte il proprio potere sulla teiera, il tostapane…

Con un’incredibile leggerezza Nola Rae riesce a intrecciare sogni ed emozioni regalando un po’ più di un’ora di sana, divertente, piacevole follia. Il suo stile unico mescola mimo, commedia, ingegno e tocca lo spettatore a tutti i livelli con una facilità che sembra impossibile se si pensa che lo fa senza pronunciare una sola parola. È’ uno spettacolo commuovente sulla solitudine e il potere dell’immaginazione, divertente, toccante e triste allo stesso tempo, che ci dice che non bisogna mai smettere di sperare e di sognare, perché i sogni possono rendere sontuosa e regale anche una realtà triste e solitaria.
Nola Rae è perfetta nei gesti, nelle espressioni, semplici e mai forzate, e proprio per questo vere. Riesce a tenere la scena da sola e senza parlare per almeno un’ora, e già questo di per sé è straordinario.

ELISABETTA
spettacolo creato da Nola Rae in collaborazione con Simon McBurney del Théâtre de Complicité
scene e costumi di Matthew Ridout
musica di Peter West

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