giovedì 1 aprile 2010

LA LEZIONE ROMENA


Davanti al teatro sono più le persone che parlano romeno che quelle che parlano italiano, perché al Teatro Puccini di Firenze si sta per svolgere un evento internazionale che vede ospite il Teatro Nazionale di Bucarest nella messinscena de La Lezione di Eugène Ionesco.


Insieme alle attrici Aylin Cadîr e Natalia Călin, Horaţiu Mălăele, uno dei maggiori rappresentanti del teatro romeno, regista e protagonista della pièce, ha visto nella Lezione di Ionesco "una farsa tragica che denuncia tanto l’assurdità delle tesi uniche ed esclusiviste, il linguaggio come strumento del potere, quanto il rapporto letale tra sessualità e dittatura".


La scena, piuttosto scarna, è volutamente spettrale così come pure i personaggi dai volti bianchi. La storia è tanto paradossale quanto grottesca. Una lezione privata, un maestro, timido e balbettante, un'allieva - abitino bianco leggero e la vivace spregiudicatezza tipica delle ragazzine - e una governante dal sedere enorme che si muove lenta e a fatica. Tutto sembra procedere piuttosto normalmente tra domande del professore e risposte più o meno sicure e sensate dell’allieva quando, a poco a poco, qualcosa inizia a cambiare nel rapporto tra i due, da principio impercettibilmente poi in maniera sempre più decisa e definitiva. L’insegnamento diviene esercizio di potere che si mette in moto attraverso un linguaggio che sempre più diventa puro gioco di parole. Ed ecco che l’azione da piuttosto convenzionale si inizia a evolvere in modo assolutamente sempre più non convenzionale e prende una piega abnorme, diventa un’amara riflessione sulla condizione umana, sull’incomunicabilità e la falsità nei rapporti. La lezione spazia dall'aritmetica alla filologia mentre, nel gioco didattico, la tensione erotica gonfia fino a scoppiare in un esito macabro e fatale.


La lezione è del tutto assurda nella mediocrità intellettuale di una ragazza che aspira al dottorato ma non riesce a fare le sottrazioni, e negli insegnamenti vaghi del professore. Tra un meccanismo grottesco e sempre più inquietante l’azione si sviluppa in un ribaltamento graduale degli atteggiamenti iniziali dei due. È chiaro che i personaggi in scena stanno evolvendo. La ragazza dell’inizio ben educata, sveglia e dai movimenti vivaci, lascia il passo gradualmente a una giovane che va perdendo il suo sorriso e la sua sicurezza, la sua voce si fa sempre più cupa, triste e stanca. Diventa sempre più passiva e inerme nelle mani del professore. D’altro canto il professore, timido, balbettante e molto corretto all’inizio, inizia a mostrare un bagliore "particolare" negli occhi. Diventa così sempre più sicuro di sé, più aggressivo e attivo fino a sovrastare del tutto la ragazza e a dare libero sfogo a un’esasperazione che si è fatta sempre più incontrollabile. E quando tutto è finito e torna infine in scena la domestica, la tensione allora si allenta, perché si scopre che questa è una situazione ormai più che collaudata e destinata a ripetersi. Suona il campanello della porta infatti ed ecco che entra una nuova ragazza, vestino fresco e chiaro, calzettoni al polpaccio, vivace ed esuberante.


Lo spettacolo è recitato in romeno e in alto scorrono i sovratitoli in italiano. Certamente il pubblico romeno se la gode di più. Ride di gusto mentre noi spesso rimaniamo un po’ sospesi tra la scena e la lettura e abbiamo la netta sensazione di perderci qualcosa.
Gli interpreti sono comunque bravissimi, in particolare Horaţiu Mălăele, esprime in questa pièce al massimo le sue doti di attore comico dalle forti capacità mimiche e vocali.


LA LEZIONE
di Eugène Ionesco
con Horatiu Malaele, Natalia Calin, Aylin Cadîr
regia Horatiu Malaele
costumi Florilena Popescu Farcasanu

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